16/11/2018 - 21:41

Rifrango

di Binskij

Plastificami

le placche tettoniche del cranio

Inguainale

con stringhe di ricerca e

ricerche sapor di liquirizia color pupilla, inchiostro

e io non mi fletto, mi prostro.

Ho tempeste elettriche di percezioni

flashano come pulsar

emozioni depolarizzate

si schiantano

sul recettore in overload

stridono

al ricordo sonico

di come le inalavo

plagiavo, plasmavo.

Tetania di boati

mina

la stratigrafia di pensieri titanici

Sono i titani in titanio?

Sono gli astri astrazioni?

Sono le ossa inossidabili?

Non è ossimoro dire

che quando rifletto rifrango.

Fibrilla l’atrio

l’antro che si schiude

come un’orchidea

Dea degli Orchi

col suo film d’umor acqueo

non reverte

la rimozione non sicura di lucchetto

abolito il backup

capriole nella botola.

Tu, eccezione

di decrittazione quantistica

il solo capace

Tu, eccedenza di sole, rapace.

Hai estratto

come folgore, di scatto

la radice quadrata

della mia mente renderizzata.

Glomerulo di pensieri

cosmonauta nella fuliggine

delle mie paure

delle tue fratture scomposte

in un cassetto di antimateria riposte.

Osmosi di risposte

sciabordano sulle coste

della mia gabbia toracica

ai nubifragi di abbracci

da persone caldarroste.

Carbonizzami le ombre asintotiche

quelle fedeli,

sintomatiche di cerniere smussate

chiusure mal sigillate.

Cola

come resina

marmorizza negli anfratti

ovunque t’insidi, non gratti.

Come glassa, sorbetto d’uva passa

vernicia le pareti del mio cuore, camera pressurizzata.

Chi sei?

Un torneo di squash con neutrini

amaca che penzola tra due meridiani

traiettorie dritte a cuneo

ciambella belligerante

simbionte autosufficiente

scheda madre vergine

gravitazione fuorilegge.

L’impossibile.

Questo ho cercato di veicolarti

tra muraglie di parentesi

carezze nutrizionali

tintinii di tentennamenti

dispositivi d’emergenza

tastiere tamburellate

brividi intrepidi

sulla mia spina dorsale oceanica.

Siamo anodo e catodo

cerebrale e cerebellare

propaggini di un Dio diodo.