16/11/2018 - 15:18
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Intervista a

Lorenzo Marone

di Francesco Spiedo

 

Questa volta tocca a Lorenzo Marone, napoletano classe ’74. Autore Longanesi, poi Feltrinelli, ha pubblicato “La tentazione di essere felici” (Longanesi – 2015) vincitore di numerosi premi, tradotto in oltre 10 lingue e dal quale è stato liberamente tratto il film “La tenerezza” con la regia di Gianni Amelio.

Lorenzo Marone “nasce” avvocato e poi?

E poi, dopo un lungo calvario, capisce che quella non è la sua strada, fa un rapido dietrofront, e cerca di dedicarsi a ciò che ama. Ho iniziato con i racconti, in giro per l’Italia per premi, poi le prime pubblicazioni con piccole case editrici, prima di approdare a Longanesi, dopo aver trovato infine un agente.

Come l’hanno presa i tuoi amici e i tuoi familiari questa scelta di dedicarti alla scrittura?

È stata una cosa graduale, ma l’hanno accolta tutti bene ovviamente, in primis mia moglie, che mi ha sempre spronato. Sono stato fortunato ad avere gente al mio fianco che ha sempre creduto in me e nella mia scrittura; poi i miei racconti iniziavano a vincere premi, così è stato naturale seguire il percorso, per me e per mia moglie.

Il tuo esordio nella grande editoria è firmato Longanesi. Come sono andate le cose?

È stato un grande esordio, un libro fortunato, Cesare mi ha cambiato la vita! I lettori lo hanno amato e lo amano ancora, e Longanesi a suo tempo fece davvero un gran lavoro: un grande lancio, si è subito innamorato del libro e questo mi ha aiutato molto.

Il passaggio a Feltrinelli, è stata una tua scelta?

Sì, sentivo la necessità di cambiare, Feltrinelli è un editore che mi ha sempre affascinato da semplice lettore…

La tentazione di essere felici è stato un esordio estremamente felice, tanto che nell’aprile di quest’anno è arrivato il film “La tenerezza” liberamente tratto dal romanzo. Com’è stato vedere il proprio romanzo reinterpretato e rivisitato, hai collaborato con il regista per la sceneggiatura?

Non ho collaborato alla sceneggiatura, il film è solo liberamente tratto, ma è stata in ogni caso una gran bella esperienza, mi sono divertito sul set, ho conosciuto tanti artisti, insomma, sono contento, anche dei numerosi premi vinti da Amelio e da Renato Carpentieri.

Agli esordienti si consiglia spesso di iniziare dai racconti, di inviarli alle riviste nella speranza di essere notati. Il tuo rapporto con le riviste letterarie? Attualmente hai una rubrica su la Repubblica di Napoli intitolata i Granelli…

Anche io dico di iniziare con i racconti, è una struttura che serve a fare pratica, a capire se hai la stoffa, se sai tenere il lettore incollato alle tue parole, devi racchiudere un grande inizio e una fine che ti lascia a bocca aperta in due, tre pagine. È una fucina importante il racconto, prima di cimentarsi con il romanzo, che è sicuramente più complesso.

Spesso c’è grande imbarazzo nel definire uno scrittore, la domanda mette in difficoltà perché forse è la stessa figura dello scrittore a sfuggire alle definizioni. Se tu però dovresti definirlo, diresti uno scrittore è colui che…

Non so, credo sia uno che cammina sempre con le antenne dritte, capace di captare emozioni e storie a lui vicine…

Definire la voce di uno scrittore è un’operazione estremamente delicata: direi che nei tuoi romanzi si rintraccia chiaramente l’origine napoletana, di un’allegria sempre velata. Quanto il vissuto, le origini, influenzano la scrittura?

Completamente. La mia scrittura è data dal mio vissuto, nelle mie parole c’è il mio sguardo sul mondo, e lo sguardo è dato dal trascorso. La mia scrittura sarebbe diversa se io non fossi nato a Napoli. I nostri trascorsi influenzano la nostra vita futura, non solo la scrittura. E non so se sia un bene o un male…

Lo chiedo oramai a tutti: una cosa che un aspirante scrittore dovrebbe assolutamente fare e una che non dovrebbe assolutamente fare.

Scrivere tutti i giorni, leggere sempre tanto, sapersi esporre al giudizio altrui. Una cosa da non fare è pensare che se non hai santi in paradiso, non riuscirai mai. Per fortuna l’editoria (ma un po’ le arti in generale) è un campo dove non esistono (e non potrebbero esistere) raccomandazioni e/o conoscenze importanti. O sei bravo (e se lo sei prima o poi ti pubblicano), o non lo sei.

Piuttosto semplice, no?

 

Intervista a Lorenzo Marone