16/11/2018 - 21:41

John Steinbeck

>> La lunga vallata

Bompiani

La lunga vallata” sta a Steinbeck come “Cento false partenze” – appena pubblicato da Belleville editore – sta a Fitzgerald. Entrambi danno la possibilità di seguire il percorso di un grande scrittore del Novecento americano attraverso i suoi racconti giovanili. Come in “Cento false partenze”, i racconti di “La lunga vallata” apparvero per la prima volta in riviste statunitensi, all’inizio degli anni trenta e vengono raccolti e ordinati in un unico volume nel 1938, un anno dopo il grande successo di “Uomini e topi”. L’allora emergente casa editrice Viking Press di New York, decise di accogliere fra le sue pubblicazioni quelle del giovane scrittore californiano John Steinbeck, in rotta di collisione con la sua prima casa editrice, Cape and Smith. A spingere Steinbeck a radunare in unico volume i racconti (oltre a quattro capitoli della novellette, o romanzo breve, “Il pony rosso”) fu Pascal Covici, editor rumeno della Vicking Press. In Italia “La lunga vallata” uscì nel 1944 per la casa editrice Jandi Sapi.

La protagonista di questi racconti, che assume una centralità evidente e pervasiva, non è un personaggio ma un luogo, la California Central Valley, la stessa verso cui sono diretti i migranti di “Furore”: una pianura sterminata che si estende per 600 km longitudinalmente da nord a sud, già allora fulcro agricolo dello Stato, che prende il nome di Sacramento Valley a nord e San Joaquin Valley a sud, con i fiumi Sacramento e San Joaquin a fare da cerniera tra le due metà. Territorio un tempo occupato da fitte foreste, nei racconti appare fortemente antropizzato e piegato ai bisogni e alle esigenze dell’uomo, e ricettacolo di un’umanità alla ricerca di un futuro, non necessariamente migliore.

Il tema della solitudine, fra i più ricorrenti in Steinbeck, è inciso e riflesso nel paesaggio; così inizia “I crisantemi”, il racconto che apre la raccolta: “L’alta nebbia invernale, come un lembo di flanella grigia, gravava sulla valle del Salinas separandola dal cielo e dal resto del mondo. Da tutti i lati poggiava sulle montagne come un coperchio e dava alla valle l’aspetto di un vaso chiuso”. O ancora in “Santa Katy vergine”, la storia iperrealista eppure fiabesca di una scrofa malvagia e sola che si pente dei suoi misfatti “facendo il segno della croce con l’unghia destra” e viene fatta santa. Racconti ruvidi, nei temi e nello stile, che descrivono un mondo di emarginati e le profondità dell’America in uno dei suoi periodi più neri, quello che segue la grande depressione.