16/11/2018 - 15:21
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Lista dei consigli di Francis Scott Fitzgerald a sua figlia

 

L’8 agosto del 1933 Francis Scott Fitzgerald scriveva questa lettera a sua figlia Scottie:

 

 

Piccola mia,

 

mi sta particolarmente a cuore che tu stia facendo il tuo dovere. Mi dai qualche notizia su come procedono le tue letture di francese? Sono felice che tu sia felice — ma non credo mai fermamente alla felicità. Né all’infelicità. Sono cose che vedi sul palcoscenico, o sullo schermo, o nei libri; non ti accadono mai davvero.

Tutto quello in cui credo nella vita è la ricompensa per la virtù (secondo i tuoi talenti) e la punizione – doppiamente costosa – per non adempiere ai tuoi doveri. Se c’è un libro con i sonetti di Shakespeare nella biblioteca della colonia chiedi alla signora Tyson di farti vedere il sonetto che recita “Lillies that fester smell far worse than weeds” (N.d.c. sonetto 94).

 

Non ho avuto pensieri oggi, la vita sembra una storia del Saturday Evening Post. Ti penso, e sempre teneramente; ma se mi chiami “paparino” ancora una volta vado fuori a prendere il Gatto Bianco e lo sculaccio forte, sei volte per ogni tua impertinenza. Come la mettiamo?

Pagherò il conto della colonia.

Scioccamente, concluderò.

 

Cose di cui preoccuparsi:

 

– Preoccupati del coraggio

– Preoccupati della pulizia

– Preoccupati dell’efficienza

– Preoccupati dell’equitazione

– Preoccupati…

 

Cose di cui non preoccuparsi:

 

– Non preoccuparti dell’opinione pubblica

– Non preoccuparti delle bambole

– Non preoccuparti del passato

– Non preoccuparti del futuro

– Non preoccuparti di diventare grande

– Non preoccuparti che gli altri ti superino

– Non preoccuparti della vittoria

– Non preoccuparti dei fallimenti, a meno che non siano avvenuti per colpa tua

– Non preoccuparti delle zanzare

– Non preoccuparti delle mosche

– Non preoccuparti degli insetti in generale

– Non preoccuparti dei tuoi genitori

– Non preoccuparti dei ragazzi

– Non preoccuparti dello sconforto

– Non preoccuparti dei piaceri

– Non preoccuparti delle soddisfazioni

 

Cose a cui pensare:

 

– A cosa sto mirando veramente?

– Quanto sono più brava dei miei contemporanei riguardo a:

 

(a) Erudizione

(b) Capisco davvero le persone e sono in grado di andare d’accordo con loro?

(c) Sto provando a rendere il mio corpo uno strumento utile o lo sto trascurando?

 

Con tanto affetto,

 

 

Papà

 

P.s. La mia reazione al tuo chiamarmi “paparino” è battezzarti come “Uovo”, il che significa che appartieni a una forma di vita molto rudimentale e che posso romperti e sgusciarti quando voglio, e penso che questa parola potrebbe restarti associata per molto tempo se solo la dicessi ai tuoi coetanei. “Uovo Fitzgerald”. Che ne diresti di passare tutta la vita sentendoti chiamare “Ovetto Fitzgerald” o “Uovo marcio Fitzgerald” (N.d.c. in inglese “Bad egg” è il corrispettivo italiano di “Mela marcia”) o un appellativo simile inventato da quelle menti fertili? Provaci ancora una volta e giuro su Dio che te lo appiopperò e toccherà a te togliertelo di dosso. Perché cerchi guai?

 

Ti voglio bene comunque.

 

traduzione: L.I.