16/2/2019 - 0:46

«Laventicinquesimaora.» 2018 – Secondo classificato

Charlie

di Cristiano Sormani Valli

(23:16) Macchie di umidità sul soffitto. Charlie non riesce a dormire, muove la testa come se stesse ascoltando una canzone che non c’è. I pensieri come scimmie impazzite che saltano da una liana all’altra. Sua madre, invece, dorme già da un’ora, da sola. In un letto a due piazze sterminato come la malinconia. Il padre di Charlie è morto ventitré anni prima. Il 2 dicembre, il giorno dell’incidente. Un piede in fallo: perdere un marito e ritrovarsi con un figlio di due anni che non sarà mai più lo stesso. Volare in un dirupo, battere la testa. Il tempo di una disattenzione per costringere la vita in un imbuto, da cui più non si esce. Charlie ha caldo, nonostante i caloriferi spenti. Charlie dorme senza coperte, non ne ha bisogno.
(04:08) Il sogno è più reale di un pizzicotto. Charlie è nudo in una stanza. Tutti lo guardano, lo indicano e ridono. Il ragazzo si strappa i capelli, ciocche nere che cadono a terra. Pioggia di lacrime, un cuore di pelo rosa che si spacca a metà.
(07:05) Charlie si alza per pisciare. Gli succede spesso di doversi alzare, sempre a quest’ora. Sempre quando l’alba arriva, come se fosse un richiamo. Il ragazzo apre la cerniera del costume e fissando l’acqua nella tazza, la colora di giallo. Come un sole disegnato da un bambino. Charlie richiude la cerniera, è come quel bambino che disegna il sole.
(09:03) La madre del ragazzo è in cucina. Ciabatte di feltro rosa, un grembiule blu a fiori. Sta lavando i piatti della sera prima, impilati nel lavandino macchiato di ragù. “Vatti a fare la doccia”, sussurra agli occhi del figlio, “è domenica oggi”.
(10:11) Il bagno è minuscolo. Un lavabo, la doccia, il water, un bidè. Il ragazzo chiude a chiave la porta e si guarda allo specchio. Le grandi orecchie di pelo rosa che gli spuntano dalla testa sembrano muoversi da sole. La mattina della domenica è l’unico giorno in cui toglie il suo costume. Lo deve fare, sa che deve lavarsi, altrimenti prude tutto e sono guai. Charlie prende la saponetta di Marsiglia consumata, poggiata su quelle righe di metallo arrugginite. Non stacca mai gli occhi dal costume, appoggiato come una seconda pelle, sul lavandino.
(14:07) Charlie è tornato coniglio. “Mamma. Io vado”, dice uscendo di casa. La madre non osa fermarlo anche se sa che giorno è. Ha paura di come quel bambino alto quasi due metri potrebbe reagire a un suo rifiuto. Scarponi marroni, pelo rosa e bianco su tutto il corpo. Il quarto costume della sua vita. Nel paese di montagna dove vivono, nessuno fa più caso a quel Carnevale perenne. Sono cento abitanti chiusi in case di pietra, sotto di loro una valle immacolata come una pagina che fa bruciare gli occhi.
(15:24) La madre pensa alla prima volta. Charlie aveva cinque anni. Il travestimento, molto simile a quello che indossa ora. Prima di quel momento erano urla, graffi, la testa che sbatteva contro il muro. Poi quel costume trovato per caso in un vecchio baule. Le urla di Charlie sempre meno frequenti, il mondo sempre meno spaventoso. Il primo sorriso di suo figlio anche se simile alla smorfia di un ubriaco.
(17:13) I boschi sono strade che solo Charlie sa camminare. Sale fino in cima, fino alle rocce piene di ghiaccio e neve. Guarda il mondo dall’alto. Nessuno sa se ricorda che è questo il luogo dell’incidente. Il pelo del ragazzo è mosso dal vento leggero, gelato come un coltello.
(19:20) “Mi hai fatto preoccupare”, dice la madre con gli occhi lucidi come vetri, “è buio da un po’”. Il ragazzo si siede a mangiare.
(20:46) Silenzio e freddo. Fuori inizia a nevicare.
(23:16) Charlie piange nel buio. Un cuore di pelo rosa si spacca a metà.