19/6/2019 - 9:10

«Laventicinquesimaora.» 2018 – I finalisti

La scelta è stata difficile: i racconti in concorso erano più di 450. Il limite di battute era di 3600 e la traccia era: scrivete una storia che duri quanto questo premio, dalle 23:00 di un sabato alla mezzanotte di una domenica.

I racconti sono stati votati dalla giuria:
Federico Baccomo / scrittore
Laura Pariani / scrittrice
Benedetta Centovalli / editor e agente letterario
Giacomo Raccis / critico letterario
Michele Turazzi / agente letterario

Ognuno dei giurati ha indicato le sue preferenze distinguendo 1°, 2° e 3° classificato. Il conteggio finale ha tenuto presente sia la posizione del racconto nelle tre fasce, sia il numero complessivo di voti.

FINALISTI
(in ordine alfabetico per titolo)

Amen – di Matteo Sanzi
Il racconto è narrato da un angelo, ma usa i tempi serrati del thriller per descrivere l’isolamento, la vanità delle faccende terrene, lo scontro con il destino. L’Angelo ricorda gli anti-eroi del noir: solitario, attaccato al proprio dovere, continua a servire la Volontà divina pur non comprendendola fino in fondo.

Capoviaggio – di Laura Manfredi
Una storia on the road il cui protagonista (che non ha nome, ma solo due iniziali) s’imbatte in una coppia di vecchietti che sembrano usciti da una commedia slapstick. Il viaggio di fine anno, il Capo-viaggio, ha un’atmosfera surreale e termina con il ritrovamento di sé, con un’epifania sotto i fuochi d’artificio.

Dio è sgranato – di Ilaria Orrù
Partendo da un fatto prodigioso, straordinario, si racconta la metamorfosi di una comunità: la breve stagione del cambiamento e il ritorno alla paranoia e alla violenza, con una trovata narrativa che ricorda Buzzati e trasforma Selarus, il piccolo paese sardo, in un’idea di mondo.

Fantamorto – di Francesco Merlino
Una storia nerissima, piena di humour crudele, dove la morte si riduce a un gioco, l’unico valore di una generazione alla deriva. La narrazione è affidata a un verbale di polizia che ricostruisce in tono distaccato una vendetta senza catarsi, compiuta per scommessa.

La città perduta – di Maria Laura Martelli
Racconta uno scherzo finito male: potrebbe essere il soggetto di un film con Sordi, Tognazzi e Gassman. Come nella commedia all’italiana, anche qui le bravate dei personaggi hanno un retrogusto amaro. La città perduta è il tentativo di fuga dalla mediocrità, l’avventura impossibile che conduce a un epilogo tragico.

Male di stagione – di Elisa Vottre
Il narratore è un albero, testimone discreto e impassibile dello spettacolo umano. I “mali di stagione” sono la fatica, la meschinità, l’indifferenza che si consumano nel quotidiano. Soprattutto il male di stagione è il tempo, che trascorre inesorabile e non risparmia nessuno.

Martino – di Eva Bortolini
La protagonista è una ragazza che vive con la nonna in una casa che è un rifugio, ma anche un eremo. Ha dei sentimenti per Martino, destinati a rimanere inespressi. La cifra del racconto sta nel climax mancato, che si ferma un attimo prima e lascia la protagonista nel limbo tra l’adolescenza e l’età adulta.

Nel ventre dell’universo – di Cristina Renna
La croni-storia della più ambiziosa missione spaziale di sempre: quella che intende varcare i confini della Via Lattea. Lo stile è brioso, dinamico, enfatizzato da una scansione temporale incalzante. Il racconto aderisce ai canoni della fantascienza senza rinunciare a un finale aperto, che lascia l’ultima parola al lettore.

Neve – di Chiara Saibene
Una storia di violenza domestica raccontata in sottrazione, nel tempo di un’attesa. La neve è più di un elemento atmosferico, diventa quasi la punteggiatura che scandisce i pensieri della protagonista. Lo scioglimento avviene fuori scena e la catarsi giunge senza clamore, con la stessa quiete con cui la nevicata cessa.

VINCITORI

3° classificato
Haiti – di Alberto Milazzo
Partendo da un archetipo del folklore popolare – il non-morto, il “revenant” – il racconto costruisce in poche battute un crescendo narrativo che prende avvio dal degrado urbano e dallo squallore delle periferie, per aprire uno squarcio inquietante che culmina nella promessa di un’Apocalisse.

2° classificato
Charlie – di Cristiano Sormani Valli
Charlie è un ragazzo che si è rifugiato nella follia per sfuggire a un trauma passato. Il racconto ci trasporta nella sua mente, facendoci avvertire il suo isolamento grazie a una scrittura tesa che turba il realismo, ma non rinuncia a uno sguardo affettuoso.

1° classificato
Pescatori notturni – di Luca Leone
La vita di un uomo e una donna raccontata con una prosa lieve, che sfugge al patetismo grazie al pudore, pedinando i personaggi come in un film neorealista. Ogni gesto vale, quanto le monete raccolte ogni notte dal protagonista. L’atmosfera si mantiene in equilibrio tra la concretezza del reale e la magia della fiaba.