23/3/2019 - 12:17

“Amen” di Matteo Sanzi – Laventicinquesimaora 2018

Uno dei racconti finalisti dell’ultima edizione de Laventicinquesimaora

Sabato – 23:45
La nebbia è giunta velocemente, addensandosi al pari di un’immensa nuvola e oscurando momentaneamente la mia vista. Mi prendo una pausa dalla sorveglianza, nonostante sia iniziata da soli tre quarti d’ora. Ne approfitto per aggiornarmi. Non dovrei essere così tranquillo, tagliato dal contatto visivo con il mio obiettivo, ma questa nebbia sembra ovattare anche le mie ansie.

Domenica – 00:07
La nebbia è ancora troppo fitta. Potrei cambiare punto di osservazione, ma Michele è stato perentorio: devo mantenere questa posizione. Chi sono io per contraddirlo? Conosce il bersaglio da molto più tempo di me.
Probabilmente gli verrebbe un colpo nel sentirmi dire bersaglio, ma è solo una questione di gergo tecnico. I nostri compiti sono piuttosto diversi, non può farmene una colpa.

Domenica – 02:36
La foschia inizia finalmente a diradarsi e riesco ad avere un’immagine più chiara. Non che mi sia perso nulla di importante in queste ore: continua a dormire. Pensavo di interrompere la ronda almeno fino al mattino, quando accadrà qualcosa di interessante, ma non lo farò. Adempirò al mio compito fino alla fine.

Domenica – 07:58
Il bersaglio si è svegliato da circa mezz’ora. Routine mattutina nella norma – per essere un fine settimana – a giudicare dai rapporti di Michele. Niente di anomalo. Non ha l’aria di un uomo consapevole di dover morire alla fine della giornata.
Mi aggiorno approfittando del suo essere sotto la doccia. Non conosco le abitudini dei Custodi, ma noi di certo non siamo dei guardoni.

Domenica – 14:05
La giornata continua. Dopo pranzo si è concesso una passeggiata nel parco, dove ora si sta rilassando al sole.
Non mi sento di giudicarlo per come sta spendendo i suoi ultimi respiri, il mio compito in fondo è solo quello di osservare. Il più delle volte.
Ritengo sia una fortuna per il bersaglio trovare oggi la sua fine. Per quanta fortuna possa esserci nella morte. Mi sono capitate davvero poche persone il cui tempo scadesse esattamente alle 23:59, ancora meno che accadesse di domenica. Non riceviamo mai informazioni, ma penso che avverrà nel sonno. È un buon modo per andarsene.

Domenica – 19:43
Si sta preparando a una serata galante. La sua dolce metà è arrivata da poco e sto concedendo loro la dovuta intimità. Ripeto, non sono un guardone.

Domenica – 23:32
La cena è terminata e lui le ha fatto la fatidica proposta. È difficile per me mantenere il contatto in questo momento, quindi ne approfitterò per aggiornarmi. Spero dall’alto mi perdonino, se mi dilungherò.
Giunto a questo punto, dubito la morte possa avvenire naturalmente. Temo che il mio intervento sarà necessario.
Detesto questo lato del mio compito, specialmente davanti a scene come questa. Ma se questo è il Suo volere, c’è poco che un semplice Angelo della Morte come me possa fare. Capisco, ogni volta di più, perché tale mansione venga affidata a un emissario esterno invece che all’Angelo Custode che segue il bersaglio fin dalla nascita: se l’eventualità lo dovesse richiedere, non sarebbe in grado di agire. Lo comprendo.
Aspetterò fino all’ultimo, come sempre. Poi, un istante dopo il termine della venticinquesima ora – il tempo necessario per conferire una dignitosa, ultima veglia da parte di un essere celeste – con il mio potere destinerò il bersaglio al Regno dei Cieli, come da Lui voluto. Forse troppo presto, ma non c’è modo di opporsi.

Domenica – 23:59
Mi sembrava giusto riconoscere, prima del mio ormai inevitabile intervento, che il nome del bersaglio era Elia Monte. Ventinove anni, oltre che marito stava per diventare padre.

Lunedì – 00:00
Sia fatta la Sua volontà.