21/10/2019 - 20:11

 

Il nuovo Scrittore su TYPEE

24 giugno 2019

 

Il nuovo Scrittore su TYPEE è Luca Franzoni.

Ha scritto diciotto racconti, con uno stile personale. In I morti per qualcuno sono il mondo intero, Franzoni racconta la fatuità della guerra e la ribellione necessaria.

 

I morti per qualcuno sono il mondo intero

di Luca Franzoni

 

Il sesto giorno di una guerra dimenticata i generali nemici concordarono una tregua.

Era successo un fatto senza precedenti. La contabilità dei morti è un ramo essenziale nell’amministrazione di una guerra. I corpi vengono contati, riconosciuti e assegnati alle parti. È una partita doppia antica e efficiente: vi diamo i vostri morti, ci date i nostri morti. Il bilancio può non risultare in pareggio, però ogni esercito deve ritirare i suoi sacchi neri, è necessario perché tutto il baillame di esplosioni e sbudellamenti mantenga la sua fondamentale umanità.

Ma quel giorno, il sesto, nel campo tra i due schieramenti, una collina spianata dai bombardamenti, nera e dall’odore di carne bruciata, al termine dei calcoli e dello scambio di salme restava a terra un corpo, abbandonato o dimenticato. Il fuoco aveva consumato i suoi connotati, rendendolo irriconoscibile. La piastrina era andata perduta, la divisa vaporizzata. Non c’era modo di stabilire a quale esercito appartenesse.

I contabili si misero all’opera e spulciarono i registri, alla ricerca del nome mancante. I due schieramenti fecero l’appello ma non si trovò l’assente. Il corpo solo sulla collina bruciata era una voce fuori bilancio. Certo si trattava di un errore, non si sapeva da quale parte, di un’anomalia burocratica che aveva permesso a un soldato di andare a uccidere altri soldati e essere ucciso prima di venire debitamente registrato.

Caso increscioso e imbarazzante, per entrambi i contendenti.

Quindi i generali decisero per la tregua. Scesero dai loro mezzi motorizzati e salirono a piedi la collina mozzata, non accompagnati. S’incontrarono in cima (la cima era un cratere e la salita fu di pochi metri), accanto al corpo senza nome. Si guardarono, si salutarono com’era consono al loro grado. Poi parlarono, senza testimoni per la storia se non loro stessi.

“Imbarazzante.”

“Già.”

“Mai successo in vent’anni di carriera.”

“Neanche a me. E complimenti per la promozione, a proposito.”

“Grazie. E a te per l’eccezionale lavoro. Sbaglio o hai affinato la precisione dei bombardamenti a tappeto?”

“Così mi fai arrossire. Ma invece, che ne facciamo di questo povero bastardo?”

“Io potrei prenderlo, ma sarebbe deontologicamente scorretto, e forse tu…?”

“Prenderlo io? E se poi viene fuori che è vostro? Non abbiamo bisogno di altri dissapori, mi pare.”

“No certo. Resta il fatto che è morto.”

“E i morti, già…”

“Il presidente una volta mi disse che i morti, che per noi possono non contare, per qualcuno sono il mondo intero.”

“Profondo il tuo presidente.”

Rimasero in silenzio, tirava un’arietta piacevole e l’assenza di grida e detonazioni confortava.

“Potremmo dividerlo.”

“Gesù, no.”

“Hai ragione. Chi prenderebbe la testa? Ci vorrebbe una guerra per deciderlo!”

Risero insieme, e fu tonificante.

“Propongo di unire le nostre forze per trovare a chi appartiene questo morto. E di farlo in fretta per tornare al più presto ad ammazzare i vivi.”

“Splendida idea.”

E sarebbe stato uno sforzo storico, un’operazione burocratica immensa e raffinata, per trovare sulla terra a chi mancasse quel cadavere. Avrebbe favorito lo sviluppo di tecnologie di ricerca e controllo della popolazione, tutti ne avrebbero guadagnato.

Lo sarebbe stato, se, da una parte e dall’altra, non fossero partite, per sbaglio o per calcolo, due contemporanee cannonate, dirette proprio alla cima della collina.

Non si seppe mai come ciò fosse successo, e la storia nega l’esplosione nel silenzio dopo il fragore di grida di giubilo dai due schieramenti.

Quello che si sa è che dopo furono trovati solo due corpi, quelli dei generali. Nient’altro.