20/9/2020 - 13:06

 

I commenti di Federico Baccomo ai racconti di TYPEE

 

Dopo avere celebrato il suo terzo compleanno e il suo decimillesimo racconto, TYPEE inaugura un nuovo spazio: Lo scrittore che leggeOgni mese un docente della Scuola Belleville animerà la piattaforma commentando i racconti, dando consigli di scrittura e incontrando gli utenti in videochat. Il primo “scrittore che legge” è lo scrittore e sceneggiatore Federico Baccomo.

 

Il 2 maggio, in diretta su BellevilleOnline, Federico ha raccontato cos’è Lo scrittore che legge e ha risposto alle domande degli utenti di TYPEE su racconto, stile ed esordio letterario. L’incontro intero si può rivedere su Free BellevilleOnline: https://bit.ly/3cOuhw8

 

 

I commenti della settimana | 22 – 28 giugno

 

Non è un racconto, è la cronaca di una tragedia. Come tale merita approfondimento e precisione. Raccontare un dramma reale, servendosi di un nome reale, di un fatto reale, è una faccenda molto delicata che, nonostante le migliori intenzioni, non può essere ridotta… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

Come sempre, commentando una poesia (una sola poi), ci si affida a corde emotive. Ci sono immagini che mi piacciono, la nocciolina su tutte, che riesce a contenere qualcosa di più di una semplice suggestione. Molta parte del resto – la spesa, l’Italia, la bici, la pizza – suona meno emozionante, quasi scolastica. Stilare liste è un’arte… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

C’è tanta di quella storia da raccontare, eppure la maggior parte del testo è riflessioni, riflessioni e ancora riflessioni. Mi sembra un difetto di una certa letteratura (italiana): un eccesso di analisi, ogni personaggio è assolutamente consapevole di sé e dei suoi pensieri, tanto che pure di fronte a un viaggio intergalattico, alla fine della vita sul pianeta Terra, alla morte di una moglie, a una lotteria per la sopravvivenza, di fronte a tutto questo, il nostro personaggio che cosa fa? [continua a leggere su TYPEE.it]

 

In queste settimane non ho rimarcato abbastanza la necessità di leggere, correggere, rileggere, ricorreggere, ririleggere, riricorreggere, prima di postare il testo. Questo racconto presenta diversi refusi e una… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

Divertente. Ma una revisione non guasterebbe: l’accusa che porta la condanna alla moglie viene tirata via in modo un po’ semplicistico, e lo stesso finale suona un po’… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

Ci si impegna a creare personaggi, storie, ambienti, che sono fondamentali, ma la stessa cura bisogna metterla nel trovare le parole giuste, lo stile, la voce per dare vita a quei personaggi, quelle storie, quegli ambienti. Questo racconto è dominato da una costruzione sintattica che si ripete invariabilmente decine di volte: una proposizione principale a cui segue una subordinata col gerundio. Alla lunga questo comporta… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

I commenti delle settimane precedenti

Registri troppo diversi per un racconto che mette troppa carne al fuoco. L’idea alla base – un attentato in tempi di pandemia – ha un che di grottesco, che tuttavia si innesta su un passato di realismo crudo (la storia del ragazzino, che tuttavia non aiuta a giustificare la svolta terroristica) e su un futuro di allucinata satira (il post-mortem). Il tutto si scioglie in una… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

L’intuizione è suggestiva: un miscuglio irrispettoso e divertente di sacro e profano. Tuttavia, tra spunti ironici e battute ben riuscite (cosa non da poco, tutt’altro) ho la sensazione che manchi qualcosa in termini di rotondità: il testo è sfuggente, ancora fuori fuoco. Si vuole…
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La parte in prosa scivola via dietro metafore che mi sembrano un po’ autoreferenziali: raccontano di se stesse, senza illuminare l’amore di cui si parla. Al contrario, trovo vita nella poesia, un bel passo, una bella voce (se non fosse… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

Mi chiedo: senza la descrizione sotto al titolo sarei riuscito a capire il racconto? Essere evocativi, perfino epici, non deve andare a discapito della chiarezza. Al lettore stiamo raccontando qualcosa, e, nonostante a volte proprio lui, il lettore, venga considerato un pigro incidente dell’esperienza letteraria, una comparsa che dovrebbe darsi una svegliata, io continuo a essere convinto che…
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Un’ottima abilità nel dialogo, la voce che narra è credibile e coinvolgente. Peccato solo che il racconto si sgonfi nel finale, con una coda di…
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L’amore per le parole ci spinge a riempire le pagine, ma non ogni parola è necessaria. In questo testo mi sembra ci sia spesso una parola in più di quel che serve. “Scendevo le scale con la furia di un evaso dal luogo di pena”: un evaso è sufficiente. “Un deprecabile insulto”: c’è forse un insulto che non sia deprecabile? Poco sotto, “un deprecabile spreco di tempo e denaro”: qui la ripetizione dell’aggettivo si fa sentire forte, e ancora… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

In questo mio lavoro di commento mi sono imposto di non leggere i commenti già presenti al testo: non per una questione di influenza, ma per una banalissima questione di tempo. Dopo la lettura di questo testo, tuttavia, mi sono affrettato a scrollare per vedere l’effetto sui lettori: mi ha stupito il numero (e il livello) di lodi raccolte. Stupore non per il fatto che il testo valga poco, ma per il fatto che un testo con così alte ambizioni letterarie possa trovare un pubblico ampio e ricettivo. Mi è piaciuta la musicalità, l’ho letto con puro gusto melodico. Tuttavia, confesso che alla fine ho sentito il rischio della celebre risposta di Vincenzo al Gastone di Petrolini. Gastone dice…
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Come si dice, i gusti sono gusti, e per questo racconto, piuttosto che dettagli tecnici (che, anche loro, son poi spesso soggettivi), mi vorrei ritagliare un commento calibrato sui miei gusti: non amo troppo la piena circolarità, quando un racconto si apre e si chiude con grande precisione. Tizio è avaro e nel giro di 2000 battute diventa generoso; tizio è impaurito e diventa coraggioso; tizio è chiuso e diventa aperto. Il cuore della narrazione non è la soluzione (in questo caso il grido liberatorio, l’andare al mare) a un problema dichiarato (in modo didascalico: “Devi lasciarti andare, sei troppo chiuso, troppo abitudinario! Hai quarantaquattro anni, Roberto, se…
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“Oh bella incartapecorita, principessa / candidata alla demenza” è un verso che funziona, e come questo altri versi, ma mi sembra che puntino in direzioni diverse, una rapsodia le cui parti sono un po’ in conflitto (naturalmente siamo nei territori della sensazione e c’è…
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Il racconto ha spunti e immagini interessanti, raccontati con una lingua che, pur con qualche incrinatura, si tiene all’altezza del tema. Tuttavia, c’è qualcosa che alle mie orecchie stona: un’ambiguità nel rapporto tra nonno e nipote che temo non sia voluta. Si dice che gli occhi di lui “mi guardavano come nessuno mi aveva guardato mai: una donna, la sua complice. Tutti dicevano che avesse un debole per me; quando fu ricoverato dicevano che mandavo in tilt…
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Genere difficilissimo quello della letteratura erotica, nove volte su dieci ne vien fuori qualcosa di goffo (tanto che in Inghilterra danno un premio alla peggior scena erotica, un anno ha vinto perfino Erri de Luca). Questo non è un racconto erotico ma tutto gira intorno a un incontro sessuale, purtroppo molto frettoloso nello svolgimento, una precocità letteraria che finisce per raccontare poco dei due punti di vista in contrasto. Proprio questo contrasto mi sembra che resti un po’ liquidato dietro alla frase “Voleva solo scopare”. In un passaggio fondamentale viene…
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Più che un racconto mi sembra l’estratto di un romanzo, che può essere un difetto per un racconto ma un ottimo sprone per dare aria all’idea. Di questo testo mi colpisce positivamente la lingua scelta, mi sembra di vederci ricerca e riscrittura, a dimostrazione che…
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La frase finale regala un gran significato al testo. Ma si potrebbe anche farne a meno, cercando di dare forza al testo in sé. La storia raccontata ha tutta l’intensità di cui abbiamo bisogno (e se vogliamo parlare in termini teorici, ha tutti i conflitti che possiamo desiderare), è su questa intensità che dobbiamo lavorare, tirando fuori i personaggi, la lingua. Se riusciamo a farlo, potremo evitare di… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

Ho un po’ la sensazione di un eccesso: lo stile, la trama, i dettagli, tutto grida disperatamente noir, maledizione, À bout de souffle. Il problema è che tutto questo è già stato fatto, la prostituta furba e spietata, la canaglia che muore male, Marsiglia, tutto questo ha già…
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È bello lo scenario, è bella la nostalgia, soprattutto è bella la lingua “ignorante” (in Italia si scrive spesso così bene che quando mi capita di leggere le lettere o i diari di mia nonna, che non aveva nemmeno la quinta elementare, mi sembra finalmente di leggere qualcosa di vero). Però… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

La poesia è la forma letteraria che più di ogni altra si appoggia alla lingua. E la lingua si informa con il mondo che, quella lingua, la parla. Per questo faccio un po’ di fatica a entrare in una poesia che vive di riferimenti così distanti da noi. In questo senso, pur sentendoci una certa genuinità, la sensazione è un po’ quella di leggere un pezzo tradotto. Ma in fondo chi lo dice che… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

Superare le paure, perlomeno affrontarle, è uno dei principali elementi narrativi. Così, a far mente locale, non mi viene in mente una sola storia che non abbia a che fare con il superamento di una paura. Per questo…
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Appena ho capito che si parlava di pandemia mi è venuto da ritrarmi, soprattutto trovando una voce al passato remoto: difficile immaginare ora il futuro che ci aspetta. E invece il racconto ragiona in modo intelligente su certe dinamiche che la segregazione e il ritorno alla vita (con tanto di senso di colpa) possono comportare. Un solo appunto: la frase… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

Sempre difficile commentare la poesia, forma che, ancora più dei racconti, sfugge a ogni regola. La poesia in questione affronta un argomento – la quarantena – difficile per tante ragioni, due su tutte: ci siamo dentro e ne parlano tutti. Questo significa che quello che abbiamo da dire deve essere dotato di una forza particolare in termini di forma e di originalità, se no è solo una voce in più nel frastuono. Questa poesia contiene buone intuizioni che, tuttavia, a tratti ho la sensazione che fatichino a trovare visioni all’altezza: per esempio mi piace la semplicità delle immagini evocate, meno la forma in cui sono espresse (la pioggia che non bagna, il sole… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

Il racconto funziona, ha un andamento e un modo efficace di presentare la storia. Ha bisogno però di una ripulita stilistica. Per esempio, potrebbe essere utile lasciare da parte certe frasi che sembrano sentenze e suggeriscono una volontà di stupire con il “bello scrivere”. Frasi come: “La paura è ancora sospesa da qualche parte dentro di lei, la sua sete d’incombere più forte della gravità che la farebbe sedimentare.” Oppure: “Il sollievo: l’ombra in cui tutti ci ripariamo quando il sole di luglio non vuole saperne di tramontare.” Più che suggestive suonano stonate nel tono e nell’umore del racconto. Ogni racconto…
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Il racconto, nella sua sostanza, è brillante, scorre via rapido e riesce a divertire. Trovo tuttavia che la lingua non sia sempre all’altezza della materia. Semplice, piana, agile, e questo va bene, ma si appoggia su troppi cliché (“è un fiume in piena”, “piange come un vitello”, ecc.) che, da un lato possono essere funzionali a rendere la colloquialità della voce, dall’altro però non sono mai compensati da un sussulto, un guizzo. Il narratore sembra andare di fretta, la voglia di scrivere che afferma di avere alla fine del racconto non sembra esserci davvero. Così, il sorriso in faccia al lettore… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

Il racconto ha un buon passo, cupo e riflessivo, se non fosse per l’incipit che mi sembra ingiustamente complicato. Prendere per mano il lettore: dirlo sembra infantile e poco letterario, pare che il lettore vada sconvolto, ferito, disturbato, scosso, va bene, con i propri lettori ognuno fa quel che sente giusto, però mi viene da pensare che, da buoni ospiti, la prima cosa da fare con i lettori è accoglierli, aiutarli a entrare nella storia. Libri molto complessi aprono… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

La struttura scelta – il dialogo tra due personaggi, uno che racconta la storia all’altro – mi piace, si contano tanti esempi famosi nella letteratura (uno di quelli che amo di più: “La sonata a Kreutzer” di Tolstoy) ma non cessa mai di essere efficace. In questo racconto forse la cornice andrebbe aggiustata un po’ – per esempio, perché le due donne si decidono a rivedersi dopo tanti anni? Chi è questa vecchia amica uscita dal passato? – ma son dettagli. Mi convince meno il contenuto: il mistero intorno a questo Donato e alla sua personalità ambigua, si riduce a… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

 

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Federico Baccomo è nato a Milano nel 1978. È autore di diversi romanzi, tra cui Studio illegale e La gente che sta bene, da cui sono stati tratti gli omonimi film. Il suo ultimo romanzo, Ma tu sei felice?, è uscito nel 2019 edito da Solferino.
Scrive soggetti e sceneggiature per il cinema e la televisione (tra gli altri, ha lavorato con Claudio Bisio, Checco Zalone e Adriano Celentano). Scrive articoli e racconti per giornali e riviste.
È un docente alla Scuola di scrittura Belleville.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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