27/5/2020 - 1:45

 

I commenti di Federico Baccomo ai racconti di TYPEE

 

Dopo avere celebrato il suo terzo compleanno e il suo decimillesimo racconto, TYPEE inaugura un nuovo spazio: Lo scrittore che leggeOgni mese un docente della Scuola Belleville animerà la piattaforma commentando i racconti, dando consigli di scrittura e incontrando gli utenti in videochat. Il primo “scrittore che legge” è lo scrittore e sceneggiatore Federico Baccomo.

 

Il 2 maggio, in diretta su BellevilleOnline, Federico ha raccontato cos’è Lo scrittore che legge e ha risposto alle domande degli utenti di TYPEE su racconto, stile ed esordio letterario. L’incontro intero si può rivedere su Free BellevilleOnline: https://bit.ly/3cOuhw8

 

I commenti della settimana | 11 – 18 maggio 2020

 

Appena ho capito che si parlava di pandemia mi è venuto da ritrarmi, soprattutto trovando una voce al passato remoto: difficile immaginare ora il futuro che ci aspetta. E invece il racconto ragiona in modo intelligente su certe dinamiche che la segregazione e il ritorno alla vita (con tanto di senso di colpa) possono comportare. Un solo appunto: la frase… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

La struttura scelta – il dialogo tra due personaggi, uno che racconta la storia all’altro – mi piace, si contano tanti esempi famosi nella letteratura (uno di quelli che amo di più: “La sonata a Kreutzer” di Tolstoy) ma non cessa mai di essere efficace. In questo racconto forse la cornice andrebbe aggiustata un po’ – per esempio, perché le due donne si decidono a rivedersi dopo tanti anni? Chi è questa vecchia amica uscita dal passato? – ma son dettagli. Mi convince meno il contenuto: il mistero intorno a questo Donato e alla sua personalità ambigua, si riduce a… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

Il racconto ha un buon passo, cupo e riflessivo, se non fosse per l’incipit che mi sembra ingiustamente complicato. Prendere per mano il lettore: dirlo sembra infantile e poco letterario, pare che il lettore vada sconvolto, ferito, disturbato, scosso, va bene, con i propri lettori ognuno fa quel che sente giusto, però mi viene da pensare che, da buoni ospiti, la prima cosa da fare con i lettori è accoglierli, aiutarli a entrare nella storia. Libri molto complessi aprono… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

Il racconto, nella sua sostanza, è brillante, scorre via rapido e riesce a divertire. Trovo tuttavia che la lingua non sia sempre all’altezza della materia. Semplice, piana, agile, e questo va bene, ma si appoggia su troppi cliché (“è un fiume in piena”, “piange come un vitello”, ecc.) che, da un lato possono essere funzionali a rendere la colloquialità della voce, dall’altro però non sono mai compensati da un sussulto, un guizzo. Il narratore sembra andare di fretta, la voglia di scrivere che afferma di avere alla fine del racconto non sembra esserci davvero. Così, il sorriso in faccia al lettore… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

Il racconto funziona, ha un andamento e un modo efficace di presentare la storia. Ha bisogno però di una ripulita stilistica. Per esempio, potrebbe essere utile lasciare da parte certe frasi che sembrano sentenze e suggeriscono una volontà di stupire con il “bello scrivere”. Frasi come: “La paura è ancora sospesa da qualche parte dentro di lei, la sua sete d’incombere più forte della gravità che la farebbe sedimentare.” Oppure: “Il sollievo: l’ombra in cui tutti ci ripariamo quando il sole di luglio non vuole saperne di tramontare.” Più che suggestive suonano stonate nel tono e nell’umore del racconto. Ogni racconto… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

Sempre difficile commentare la poesia, forma che, ancora più dei racconti, sfugge a ogni regola. La poesia in questione affronta un argomento – la quarantena – difficile per tante ragioni, due su tutte: ci siamo dentro e ne parlano tutti. Questo significa che quello che abbiamo da dire deve essere dotato di una forza particolare in termini di forma e di originalità, se no è solo una voce in più nel frastuono. Questa poesia contiene buone intuizioni che, tuttavia, a tratti ho la sensazione che fatichino a trovare visioni all’altezza: per esempio mi piace la semplicità delle immagini evocate, meno la forma in cui sono espresse (la pioggia che non bagna, il sole… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

 

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Federico Baccomo è nato a Milano nel 1978. È autore di diversi romanzi, tra cui Studio illegale e La gente che sta bene, da cui sono stati tratti gli omonimi film. Il suo ultimo romanzo, Ma tu sei felice?, è uscito nel 2019 edito da Solferino.
Scrive soggetti e sceneggiature per il cinema e la televisione (tra gli altri, ha lavorato con Claudio Bisio, Checco Zalone e Adriano Celentano). Scrive articoli e racconti per giornali e riviste.
È un docente alla Scuola di scrittura Belleville.