23/9/2020 - 1:53

Lista dei racconti vincitori del Premio letterario “Disegni in cerca d’autore”

 

La lista dei racconti che hanno vinto il Premio letterario Disegni in cerca d’autore, indetto dalla Scuola di scrittura Belleville TYPEE e dalla Collezione Ramo in vista dell’omonima mostra. A causa degli sviluppi dell’emergenza sanitaria COVID-19, la mostra è rimandata al 2021.

 

 

Tra gli oltre 400 racconti concorrenti, la giuria – composta da Giacomo Papi, Paola Capriolo, Edgardo Franzosini e Simona Vinci – ne ha selezionati 12, uno per ogni opera in mostra.

I racconti dialogano con le opere su carta della Collezione Ramo selezionate da Irina Zucca Alessandrelli: 12 disegni, in gran parte inediti, di Enrico Baj, Alighiero Boetti, Fortunato Depero, Emilio Isgrò, Tano Festa, Domenico Gnoli, Mino Maccari, Claudio Parmiggiani, Pino Pascali, Enrico Prampolini, Achille Perilli, Antonio Sant’Elia.

Le singolari ed enigmatiche visioni di questi maestri del Novecento italiano incontrano le parole dei vincitori del bando Barbara Antonelli, Maria Chirivì, Valentina Confuorto, Irene Doda, Roberta Garavaglia, Isabella Gavazzi, Federica Helferich, Sanzia Milesi, Stefano Pradel, Enrico Prevedello, Anita Sorrentino e Andrea Tiradritti, dando origine a un nuovo esperimento espositivo nella convinzione che ogni opera possa farsi teatro di una narrazione possibile.

Pubblichiamo qui gli incipit dei racconti vincitori in ordine alfabetico per autore.

I racconti interi si potranno leggere durante la mostra, che è stata rimandata al 2021 a causa degli sviluppi dell’emergenza sanitaria COVID-19.

 

CATRAME

di Barbara Antonelli

 

ispirato all’opera di Pino Pascali

Mi sono svegliato che la mamma era già uscita, per andare all’ufficio dove ti trovano un lavoro. Aveva provato anche ieri, ma era arrivata tardi. Così stamattina si è alzata prima, per fare la fila. Le persone che arrivano lì dal mattino presto, spesso piangono. Lei no, la conosco bene, lei non piange.

Una sola volta aveva pianto, me lo aveva raccontato il nonno. Era successo che mamma mi aveva strappato dalle braccia del papà, quando io ero ancora un piccolo geco, lasciandogli la coda a contorcersi tra le grinfie.

 

L’IMBOSCATA

di Maria Chirivì

ispirato all’opera di Mino Maccari

Successe tutto in poche ore, neanche il tempo di rendersene conto. La corazzata nemica era rimasta fuori portata, nascosta dietro il promontorio e aveva calato in acqua tre scialuppe cariche di donne, prigioniere inutili, abbastanza denutrite da sembrare naufraghe, che si erano accostate alla Napoléon, prima nave a vapore, vanto della marina francese, sbracciandosi per chiedere aiuto e svestite a sufficienza per ottenerlo.

 

TESTA-CODA

di Valentina Confuorto

ispirato all’opera di Achille Perilli

Tu che mi hai allattato, tu che mi hai ninnato, tu che mi hai vestito, tu che mi hai lavato. Tu che mi hai sgridato, tu che mi hai tirato i capelli, tu che mi hai schiaffeggiato davanti ai miei amici, tu che mi hai lasciato con lui.

Ho dimenticato i tuoi seni e le tue braccia, delle tue mani ho rimosso le carezze, non voglio ricordare, ma quando chiudo gli occhi lui è sempre lì che mi parla. Che mi tocca. E tu non ci sei. E quando torni non mi vedi e non mi ascolti – e se urlo mi schiaffeggi e non mi credi. Mi punisci. Come se fosse colpa mia.

Mi chiamo Giacomo, ho trentadue anni e ho appena rotto un bambino. Il figlio di mia sorella. L’ho terrorizzato abbastanza, non dirà niente a nessuno. Qualcuno deve essere punito per questo.

 

 

 

 

 

 

LA DANZA DEL MOSTRO

di Irene Doda

ispirato all’opera di Alighiero Boetti

Una sera, mentre cercavano un vecchio catalogo, mamma e zia Edita trovarono delle cassette in camera di papà. Nessuno ci entrava da anni, da quando era morto, alla fine del 2009. Si era tagliato le vene con un rasoio, come nei film. Mi è sempre sembrato un po’ buffo che un imprenditore cattivo si uccida come le ragazzine dei teen drama. Poteva almeno spararsi in testa come quelli di Tangentopoli. No?

QUANDO PARTIVANO I SOLDATI

di Roberta Garavaglia

ispirato all’opera di Domenico Gnoli

Dormiva profondamente, quando arrivò qualcuno a scuoterla: «Principessa Piri, i soldati aspettano i tuoi saluti prima di partire per la guerra, se non ti accompagno in tempo mi tagliano la testa!» Coco Fiore, il guardiano dell’isola, aveva un piglio agitato e una voce grassa che suscitavano nella principessa inquietudine e fastidio, era come se una tempesta di sabbia le fosse entrata nel cuore. Eppure si alzò, indossò l’abito più provocante e il sorriso più dolce e quando fu pronta uscì con Coco Fiore.

L’ISOLA DELLE SCALE

di Isabella Gavazzi

ispirato all’opera di Antonio Sant’Elia

Dal porto alla cima dell’isola erano stati scavati esattamente quattrocentoquaranta scalini nella tenera pietra calcarea, suddivisi in centodieci superfici per ogni piano. Di questi quattrocentoquaranta scalini, quattro erano sbeccati dall’usura e dalle intemperie, equamente posizionati uno in ogni rampa, ad altezze diverse. Giacomo li contava ogni volta che li percorreva. Uno, due, tre, quattro, fino alla cima, dove era situata la casa che aveva visto nascere generazioni di marinai.

 

 

MANIPOLAZIONI

di Federica Helferich

ispirato all’opera di Tano Festa

Stavano bevendo un drink e avevano appena iniziato a parlare. Almeno un paio di canzoni si erano alternate, scivolando dinamiche nelle casse, da quando si erano incontrati la prima volta nei bagni dell’Eisenbahn, dove lui, sorridendo scaltro, le chiedeva se volesse “qualcosa per la serata” e lei, sorridendo a sua volta, declinava l’offerta. Da allora i loro sguardi avevano iniziato a tessere una trama di reciproco interesse, finché lei non aveva accettato l’offerta di un drink ed erano usciti dal locale per fumarsi una sigaretta e bere.

GIALLO SICILIANO, 1947

di Sanzia Milesi

ispirato all’opera di Emilio Isgrò

790/Marta
Socialmente pericolosa. Isterica. Povera e malnutrita, a onor del vero. Ostinata e ribelle. Adultera, per loro. Me ne andava di farmi corteggiare, dicono. Le forme avvenenti nel mio tailleur. Chou En-lai (a destra) sorride nel giallo vestito di giallo. Mao Tse-tung (al centro) si desta nel giallo vestito di giallo. Lin Piao (a sinistra) muore nel giallo vestito di giallo. Davo scandalo, opportuno tutelare la moralità. La mia carne è cattiva, non si piega al dovere. Fare figli, che poi abbiano fame. Una svergognata, sfuggita da casa. Sì, se il marito picchiava. Un uomo d’onore. Ossequi, signore! Uno sgarro fu.

COME AMMANSIRE UNA STREGA

di Stefano Pradel

(alla maniera di Juan Carlos Mestre)

ispirato all’opera di Fortunato Depero

Per ammansire una strega dovrete, innanzitutto, bisbigliare una lingua di geroglifici muti mentre guardate per lo spioncino di un cuore spezzato. Vedrete un giardino di rastrelli arrugginiti e foglie di ferro battuto che riflettono la luna anche quando la luna è rimasta intrappolata in uno stagno. Ignorate le ombre che compongono sonetti tra i petali delle rose e allungate invece lo sguardo un passo alla volta, uno per ogni chiave che abbiate mai smarrito, tintinnando un motivo di Tchaikovsky. Al centro del giardino c’è una capanna di proporzioni modeste, adeguate per una testa soltanto e possibilmente capovolta per far parlare meglio gli occhi.

IL SIGNOR SPOLETTA

di Enrico Prevedello

ispirato all’opera di Enrico Baj

Tengo due granate in tasca, delicate come uova. Aspetto che passi il re, resto immobile che sembro una colonna. Sfilano macchine, sventolano bandierine con gli stemmi del reame. Aspetto da due ore, forse una. Appena passerà il re infilerò le dita negli anelli come uno sposo, e lo saluterò sventolando le mani.

 

 

 

MELTEMI

di Anita Sorrentino

ispirato all’opera di Claudio Parmiggiani

Quando ero piccolo volavo. Avevo i piedi piumati e le mani palmate, nuotavo nell’aria pinneggiando con le piume e aprendo la marea davanti a me a colpi di pinne. Ero leggero. A volte mi legavano con uno spago per paura che il vento mi portasse via.

 

 

HOTEL CORTÁZAR

di Andrea Tiradritti

ispirato all’opera di Enrico Prampolini

Tolta la scintillante insegna all’ingresso – di cui peraltro l’ultima lettera restava fulminata da tempo – niente distingueva la facciata dell’Hotel Cortázar da quella di qualunque altro edificio in città. Eppure, ve lo assicuro, quel luogo non possedeva nulla di comune, tanto che la sua fama cominciò presto ad attirare decine di curiosi dalle località più disparate.

 

 

BellevilleNews