27/9/2020 - 19:31

I commenti di Racconti edizioni ai racconti di TYPEE

 

 

 

Dopo Federico Baccomo e Marina Mander, lo Scrittore che legge su TYPEE diventa un editore, anzi due: Stefano Friani ed Emanuele Giammarco, fondatori di Racconti edizioni, la casa editrice romana nata per pubblicare soltanto racconti. Dal 15 settembre, ogni settimana, Stefano ed Emanuele commenteranno i racconti di TYPEE, proponendo alla community suggerimenti e prospettive per migliorare la scrittura.

 

I commenti di Racconti edizioni

 

L’incipit è un classico errore da manoscrittaro: luce spesso fredda che fende cose o cade da qualche parte; quando va bene può darci un minimo contesto geolocale, ma l’ingresso di un racconto deve essere in medias res, un raccontista un attacco così fiacco non se lo può permettere. Ancora più assurdo iniziare così, vista la natura arrembante del racconto che, se pecca di autocompiacimento qua e là, rimane piuttosto godibile, “frizzante” quasi. La sensazione dopo averlo letto, però, è quella di un ritorno… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

In questo racconto mi pare evidente come la lingua, la ricerca della bella pagina o peggio della bella parola, domini sulla narrazione, sui fatti della fiction (sì, ho osato pronunciare questa immonda espressione proprio avendo presente il racconto in questione). Landolfi è spettacolare (scandito come fa Edoardo Ferrario) ed è una goduria leggere i suoi racconti andando poi a riperticarsi tutti i termini desueti, quando non inventati di sana pianta, ma ogni suo racconto ha ben presente l‘esigenza… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

Il racconto si gioca su tre piani, tutti piuttosto scoperti, ma gestiti con una parsimonia apprezzabile. Mi pare condotto con mano piuttosto sicura e, con così poco spazio, è un esercizio di economia corretto che tutto ciò che avvenga fuori e dentro il foro della protagonista rimandi alla coppia. A fare i puntigliosi – siamo qui per questo –, il vistoso «difetto» è una soglia d’ingresso più esibita che non reale; un vorrei ma non posso. I due discettano di Calvino e La Capria, ma poi vanno a vedere un film popolare come “Perfetti sconosciuti” e un po’ spocchiosamente se la prendono col pubblico (un classico). Anzi, lei rimbrotta lui per la scelta comoda di Calvino. Insomma, si può essere… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

Se l’idea è vincente, e in questo caso sembrerebbe esserlo, il rischio è pensare che il racconto si scriva da sé: scrivere un lungo spiegone senza un punto di vista narrativo o uno sviluppo che non sia telefonato e del tutto insignificante per il lettore. Nella fattispecie sembra di avere per le mani gli appunti di un antropologo piuttosto pigro che si è imbattuto in una civiltà perduta; anzi, chissà, forse questa potrebbe essere una chiave di volta per risolvere narrativamente un materiale che ci sarebbe pure, ma che non è organizzato per essere una storia. Il problema è: cosa ci fanno questi uomini… [continua a leggere su TYPEE.it]

 

Un racconto del genere sarà sempre divisivo, perché si pone l’obiettivo di descrivere le ragioni di un terribile fatto di cronaca, su cui ognuno ha le sue opinioni, tutte fragili, in tutti i sensi. Non c’è motivo per cui uno scrittore non dovrebbe farlo, anzi è encomiabile che si cerchi di raccontare un mondo che manca colpevolmente dal nostro immaginario anche perché la letteratura non ci è venuta abbastanza spesso in soccorso. Mettiamo però che il fatto di cronaca non ci sia noto. Il racconto divide una prima parte in cui veniamo a conoscenza del tipo di ambiente e di «ideologia» che frequentano gli assalitori; una seconda in cui si parla espressamente, ex abrupto, di un omicidio. Il passaggio, dal solo punto di vista narrativo, instaura un nesso di causa molto problematico. È semplificato. Emotivamente sono convinto che l’omicidio di cui si parla sia, drammaticamente, così semplificato e semplificabile. Ma mi domando se questo mio sentimento debba essere… [continua a leggere su TYPEE]

 

Il mio professore d’Italiano del Liceo si azzardava a sostenere che Dante, all’inizio della Commedia, non sapeva bene come far finire i canti, quindi gli veniva naturale far svenire il suo personaggio. Questo per dire che uno svenimento già di per sé è strumento, spesso, di passaggio narrativo. In questo caso è lampante. Un racconto è tale se conclude ciò che ha da dire. Può lasciare aperto un dopo, ovviamente, ma deve esaurire il discorso, sciogliere i nodi (un nodo solo, magari) che ha intrecciato. Queste righe aprono talmente tante ramificazioni che a malapena possono essere considerate… [continua a leggere su TYPEE]

 

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Racconti edizioni è l’unica casa editrice in Italia a pubblicare esclusivamente racconti. È nata a Roma nel 2016 da un’idea di Stefano Friani ed Emanuele Giammarco. Nel suo catalogo compaiono sia grandi nomi della letteratura, tra cui Margaret

Atwood, James Purdy, John Cheever e James Baldwin, sia alcuni degli esordienti italiani e stranieri più promettenti degli ultimi anni, come Elvis Malaj (finalista al Premio Strega 2018 con Dal tuo terrazzo si vede casa mia), Philip Ó Ceallaigh e Brian Washington.

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